Approvata nel Municipio Roma X la mozione n.8 del 12 marzo 2026 per aggiornare il Regolamento Scavi di Roma Capitale: più qualità nei ripristini, meno costi futuri per i cittadini.

MOZIONE n. 8 del 12.03.2026

A Roma le strade vengono aperte sempre più spesso. Fibra ottica, reti energetiche e sottoservizi stanno ridisegnando l’infrastruttura urbana, ma con un effetto collaterale sempre più evidente: i ripristini non sempre garantiscono la stessa durata della pavimentazione originaria.

È da questo dato concreto che nasce la mozione approvata nel Municipio Roma X, che punta ad avviare un aggiornamento del Regolamento Scavi della Capitale.

Il nodo non è solo tecnico, ma anche giuridico. Il Codice della Strada affida all’ente proprietario la manutenzione e la sicurezza della rete viaria, mentre il Codice Civile lo individua come custode del bene. Tradotto: quando una strada si deteriora prima del previsto, con crepe o avvallamenti, la responsabilità ricade comunque sull’Amministrazione, anche se i lavori sono stati eseguiti da operatori esterni.

Il quadro normativo: standard minimi, non sufficienti

Il riferimento nazionale è il Decreto Ministeriale del 1° ottobre 2013, che disciplina gli scavi per infrastrutture digitali. Per le microtrincee prevede un ripristino pari ad almeno tre volte la larghezza dello scavo, con un minimo di 50 centimetri, e il rifacimento dell’intera corsia in caso di pavimentazioni recenti.

Ma si tratta di standard minimi. Il decreto non impedisce agli enti locali di introdurre criteri più rigorosi, nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, per proteggere il patrimonio stradale.

Anche Roma Capitale dispone già di un proprio Regolamento Scavi, approvato nel 2016 e aggiornato nel 2021, che disciplina modalità operative e tecniche di ripristino.

13492-Decreto 1 ottobre 2013

Il problema tecnico: strade sempre più deboli

Il cuore della questione è tecnico. Le microtrincee – larghe tra 3 e 20 centimetri – comportano ripristini che spesso si fermano a 50-60 centimetri complessivi. Una fascia limitata rispetto all’intera corsia.

Questo crea una discontinuità tra il vecchio e il nuovo asfalto: un giunto longitudinale che diventa un punto fragile. Da lì partono infiltrazioni d’acqua, fessurazioni e un progressivo degrado della pavimentazione.

Il fenomeno si accentua nei casi più frequenti nella città:

  • strade già oggetto di più interventi

  • traffico intenso o pesante

  • lavori ripetuti sulla stessa corsia

Non è un problema estetico, ma un indebolimento strutturale della carreggiata.

L’impatto economico: costi che tornano al Comune

Quando una strada perde anni di vita utile, le conseguenze sono immediate:

  • aumentano le manutenzioni straordinarie

  • crescono i costi pubblici

  • aumentano i rischi per la sicurezza

  • si ampliano i possibili contenziosi

Il principio alla base della mozione è quindi chiaro: chi interviene sul suolo pubblico deve garantire un ripristino che restituisca una reale equivalenza strutturale, non limitarsi al rispetto formale di una misura minima.

Dentro la mozione: cosa prevede l’atto approvato

La proposta approvata nel Municipio Roma X si inserisce dentro un quadro normativo già esistente, richiamando:

Nel dettaglio, il testo evidenzia come il regolamento attuale preveda:

  • una fascia standard di ripristino di 50 cm per le microtrincee

  • la possibilità di allargamenti tecnici fino a 2 metri

  • estensioni in caso di scavi ravvicinati

Ma rileva anche un limite strutturale: la disciplina è costruita per casi specifici e non secondo un sistema parametrico che tenga insieme variabili fondamentali come:

  • tipologia di scavo

  • larghezza reale dell’intervento

  • sviluppo longitudinale

  • stato della pavimentazione

L’obiettivo: regole più aderenti alla realtà

La mozione non introduce nuove misure immediate, ma impegna il Presidente del Municipio ad attivarsi presso il Sindaco e l’Assessore competente per avviare un aggiornamento del regolamento.

Tra i punti principali:

  1. definire criteri oggettivi che colleghino tipologia di scavo e modalità di ripristino

  2. considerare lo sviluppo longitudinale e la ripetizione degli interventi sulla stessa strada

  3. valutare l’estensione del ripristino oltre la sola impronta dello scavo nei casi più impattanti

  4. rafforzare la qualità delle lavorazioni (integrazione tra materiali, prevenzione del degrado)

  5. acquisire il parere dell’Avvocatura Capitolina e degli uffici tecnici

  6. coinvolgere il Governo, se necessario, per chiarire i margini di intervento degli enti locali

Una spinta dai territori per una scelta di sistema

Il caso del Municipio X non è isolato. Il fenomeno degli scavi ripetuti riguarda tutta Roma, e proprio per questo la mozione punta a diventare un modello replicabile anche negli altri municipi.

Il tema, in fondo, è quello di una città che si modernizza senza una regia complessiva.

La proposta non è contro lo sviluppo delle infrastrutture – considerate indispensabili – ma pone una condizione: che questo avvenga senza compromettere la qualità e la durabilità della rete viaria.

Perché continuare ad aprire e richiudere le strade senza una visione strutturale significa spostare i costi sul futuro. E sui cittadini.

L’obiettivo dichiarato è invece quello di coniugare innovazione e tutela del patrimonio pubblico, attraverso regole più aggiornate, tecniche e sostenibili.

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