C’è una buona notizia per amministratori distratti, dirigenti creativi e politici con la penna facile: con la riforma del governo Meloni, la Corte dei Conti è ufficialmente addomesticata. Niente più ringhi, al massimo qualche abbaio lontano. Firmate sereni, sbagliate rilassati: il conto non lo pagate più voi.
La chiamano lotta alla “paura della firma”. In realtà è la cura definitiva contro la paura delle conseguenze. Perché se il danno erariale ha un tetto, la colpa grave diventa una specie rara e i controlli arrivano quando i soldi sono già evaporati, il messaggio è semplice: fare male conviene.
Nel frattempo piovono miliardi pubblici, Pnrr compreso. Un’occasione storica che l’Italia decide di affrontare così: meno controlli, meno responsabilità, meno fastidi. La Corte dei Conti, da cane da guardia, viene promossa a soprammobile istituzionale. Elegante, silenziosa, innocua.
Il governo giura che così lo Stato corre più veloce. Vero: corre, ma senza freni. E quando finirà fuori strada, come sempre, non guideranno loro a pagare. Pagheranno i cittadini, quelli che la riforma non li firma ma la subiscono.
Insomma, una riforma perfetta: protegge chi decide, tranquillizza chi sbaglia e scarica tutto su chi non conta nulla. Altro che semplificazione: è l’irresponsabilità resa legge.
